La Cerra Agriturismo

Le frittelle lunghe sarde e lu Muscateddu

Carnevale in Gallura

Le frittelle lunghe sarde e lu Muscateddu

Carnevale si avvicina e con lui la voglia di festeggiare e degustare dolci e vini locali: non poteva mancare la ricetta delle frittelle lunghe sarde, che qui in Gallura prendono il nome di frisgioli longhi gadduresi e il moscato di Tempio Pausania. 

Ricetta delle frittelle lunghe sarde senza uova

Durante il Carnevale gallurese sono famosi i dolci tipici come gli acciuleddi, l’uriglietti e naturalmente le frittelle lunghefrisgioli longhi che rispetto a oggi, venivano servite in varie ore della giornata, calde e imbevute di moscato tempiese. La ricetta tradizionale non sembra cambiata, anche se c’è chi sostiene che le uova non fossero utilizzate nella ricetta più antica.

Ingredienti:

  • 1 Kg di farina di grano duro 
  • 1 Lt di acqua tiepida
  • 15 gr di lievito di birra
  • 1 bicchierino di anice
  • scorza di limone più succo
  • olio di semi 
  • imbuto o saccapoche
  • zucchero

Preparazione:

  • Setacciare la farina in un recipiente
  • Impastare con lievito sciolto in poca acqua tiepida, scorza e succo di limone, anice
  • Creare un impasto abbastanza solido
  • Sciogliere l’impasto in 1 Lt di acqua tiepido: l’impasto non deve avere grumi!
  • Usare una padella non eccessivamente spessa
  • Riempire la padella di olio di semi e scaldarlo per 10 minuti
  • Testare la lievitazione dell’impasto: staccate dei pezzi di pasta e metterli nell’olio: se aumenta di volume e diventa dorato, allora è pronta
  • Adoperare un imbuto con foro largo e lasciar cadere l’impasto formando una spirale
  • Girare le frittelle per dorarle in tutti i lati
  • Togliere le frittele e cospargere lo zucchero

 

Lu Muscateddu: la vendemmia nello stazzo gallurese

Anticamente la vendemmia (bibenna) era anche un’occasione per riunirsi e far festa. Gli abitanti degli stazzi vicini si recavano di buon mattino alla vigna. Tagliavano i grappoli d’uva e li sistemavano in grosse casse che poi venivano trasportate dal carro a buoi alla cantina dove avveniva la pigiatura. L’uva veniva pestata con i piedi e il mosto insieme ai raspi veniva messo a fermentare in ampie casse (lu laccu). Le donne preparavano il pranzo e allora ci si riuniva a mangiare e a chiacchierare. Naturalmente se la vigna era grande la vendemmia durava più giorni. I vitigni che venivano coltivati maggiormente erano: il Vermentino, il Moscato (lu muscateddu), lu Muscatiddoni lu Ritaddatu con i quali si producevano vini bianchi dolci.

frittelle lunghe sarde, muscateddu, vigna

Lu Muscateddu: la produzione nello stazzo gallurese

Se il vino si voleva rendere frizzante si “filtrava”. Il procedimento consisteva nel mettere il mosto in una specie di sacco “lu filtru” costruito appositamente per il vino. Il mosto scendeva goccia a goccia in un recipiente, poi veniva messo in bottiglie e conservato per le occasioni di festa. Si otteneva così lu muscateddu, ovvero il famoso vino da dessert frizzante e aromatico. Dalle uve nere, come il Caricaggjola si otteneva invece il vino rosso da tavola. Possiamo dire che lu muscateddu godeva di due tipo di fermentazione: quella dentro il sacco e quella in bottiglia, che avveniva alla fine dell’inverno. Oggi è custodito molto gelosamente dalle famiglie che usano ancora i metodi antichi per produrlo: resta uno dei prodotti biodiversi e autoctoni della Sardegna del Nord, in quanto totalmente differente rispetto ai Moscati del Campidano o della Romangia. 

Uva da tavola nello stazzo gallurese

Ogni stazzo possedeva una piccola vigna per la produzione del vino e dell’uva da tavola. I vitigni più coltivati in Gallura erano: Pascali di Cagliari, Malaga, Caricaggjola, che davano ottimi vini rossi; Vermentino e Moscato davano ottimi vini bianchi. Muscatiddoni, Perlona e Ritaddatu erano uve bianche da tavola. Lo stazzo oltre alla vigna possedeva anche un piccolo orto o giardino dove si coltivavano alberi da frutta, per avere frutta in tutte le stagioni. Lo stazzo gallurese aveva anche il suo alveare, per la produzione del miele, che era un componente fondamentale di molti piatti e dolci tipici: cucciuleddi e niuleddi, casgiulati, uriglietti, brocciu e meli. 

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